Dečani: nuove e terribili minacce

Riva del Garda, 13 ottobre 2014 18:30 – (BeLoveRevolution) – «Sono senza parole». E’ l’amaro commento di Padre Sava Janjic, Igumeno del monastero di Visoki Dečani in Kosovo e Metochia, visibilmente scosso e preoccupato per l’incolumità dei monaci suoi fratelli e il futuro di questo meraviglioso luogo patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Il Monastero, fondato nel 1327 dal re serbo Stefano Dečanski, è stato oggetto di feroci e ripetuti – almeno due – atti vandalici nei giorni scorsi. Tremende scritte inneggianti all’ISIS e all’ufficialmente sciolta Uck sono infatti comparse fin dentro le mura del complesso, a poche decine di metri di distanza dalla chiesa. “Il Califfato sta arrivando” e le sigle “ISIS” e “UCK” sono comparse su muri, portoni e muri di cinta, prova lampante, ancora una volta, dell’inesistenza totale di una situazione di pacifica convivenza e rispetto nell’autoproclamata “Repubblica Kosova”.

L’episodio, condannato sia dalla dirigenza serba che da quella kosovara, segue quello dello scorso aprile (leggi qui) in cui la scritta “UCK” era comparsa su uno dei portoni di ingresso, e ne rafforza gli autori, mai scoperti, che moltiplicano gli sfregi e che soprattutto alzano il tiro, riuscendosi ad avvicinare in maniera preoccupante alla chiesa e agli alloggi dei monaci.

Questa volta è stato, infatti, solo il caso che ha voluto che Padre Danilo, responsabile delle stalle del Monastero, non incrociasse sulla propria strada, durante il consueto giro di cura degli animali, i terroristi, con conseguenze tragiche facilmente immaginabili.

In Kosovo e Metochia è oramai appurata l’esistenza di una fitta rete di islamisti radicali e terroristi, molti dei quali coinvolti nei conflitti armati in Siria e Iraq. Secondo Milovan Drecun, capo della commissione per il Kosovo al parlamento serbo: «Sarebbero almeno 150, secondo varie fonti, gli islamisti kosovari recatisi a combattere a fianco dei jihadisti di Siria e Iraq, e una quindicina di essi sarebbero rimasti uccisi» (leggi qui).

Uno scenario confermato dagli arresti, a settembre, di quindici persone, tra cui ben dodici imam, che predicavano in moschee kosovare perché sospettati di promuovere la guerra e di reclutare volontari e seppur l’identità degli arrestati non è stata resa nota, secondo i media locali sarebbero coinvolti l’imam della Grande Moschea di Pristina, Shefqet Krasniqi, e il vicepresidente del partito islamista radicale Lisba, Fuad Ramiqi.

Operazione che segue quella di metà agosto quando la polizia arrestò quarantà kosovaro-albanesi, accusati di essersi uniti ai jihadisti in Siria e di essere in possesso di armi ed esplosivi.

Ma la presenza di terroristi e reclutatoti non è una novità ed era già stata ampiamente descritta da Antonio Evangelista, ex capo del contingente di polizia italiana nell’ambito della missione Onu, nel suo “Madrasse. Piccoli martiri crescono tra Balcani ed Europa” in cui si occupava di criminalità organizzata e terrorismo e raccontata di recente anche in un’inchiesta de “l’Espresso” dal titolo I nuovi jihadisti vengono dal Kosovo a firma di Paolo Fantauzzi.

L’attenzione rimane alta insomma, anche considerato il sospetto, da parte delle organizzazioni internazionali e le intelligence occidentali, dell’esistenza di campi di addestramento in Kosovo e Albania.

Un’attenzione che, nonostante le recenti esercitazioni dei militari del Multinational Battle Group-West proprio al monastero di Dečani (leggi qui), deve essere rafforzata non solo in loco ma anche in Italia perché, come giustamente commentato in una recente nota (leggi qui) dell’Associazione italiana “Amici di del Monastero di Dečani” che da oltre un anno segnala terribili episodi d’intolleranza che di volta in volta si sono declinati in scritte spray, piccole aggressioni, minimizzazioni da parte di chi è preposto a comprendere e sorvegliare: “Di fronte a questa come alle future vergogne, purtroppo, saremo tutti colpevoli”.

Perché quando – sia MAI – il Monastero di Dečani dovesse subire la fine terribile dei siti religiosi che in questi giorni vediamo accadere nelle zone controllate dal cosiddetto “Califfato” e la comunità di monaci dispersa, sarà troppo tardi. E le lacrime, la rabbia, il dispiacere e il rimorso non potranno ridonare all’umanità la meraviglia, e soprattutto il sacro che, in questo luogo, abitano da sempre.

1781935_960742040606601_910183906912193399_n 10485282_960741873939951_466644108999529091_n 10665884_960742047273267_5101060121684142845_n-2 10484723_960742067273265_87605379232434872_n 10623380_960741883939950_5836977691329634460_o 10650031_960742130606592_3344924129863422773_n 10710587_960742167273255_313718397443673515_n 1476521_960742200606585_8215296709130788719_n 10247346_960741997273272_2974536165363720842_n 10646682_960742420606563_1588673995621457780_n 10403579_960742333939905_5162601461529518303_n 10623512_960742390606566_6202554099126442836_o 10553415_960748923939246_1836327885829387099_n

Footer