KOSOVO / Minacce UÇK al Monastero di Dečani

Riva del Garda, 25 aprile 2014 8:37 – (BeLoveRevolution) – Ignoti hanno vergato con lo spray sulle porte del monastero patrimonio dell’umanità la sigla cupa dell'”UÇK“, il fantomatico “Esercito di liberazione del Kosovo” che durante il bombardamenti NATO del ’99 nella regione ha contribuito a distribuire in dosi massicce dolore, distruzione e morte.

Al Monastero di Dečani c’è sgomento per quanto accaduto: l’episodio non è infatti una semplice scritta come quella che può comparire sui muri di una qualsiasi delle nostre città, ma è indice di almeno tre fatti ben più gravi:

  1. l’innalzamento del livello di tensione da parte dai terroristi dell’UÇK che mai hanno abbandonato la loro volontà genocida di cancellare tutti i serbi e tutte le loro tracce dalla regione di Kosovo e Metochia;
  2. l’incapacità dimostrata dal nostro Esercito di difendere un luogo storico, santo e di immenso valore artistico, o per lo  meno l’aver sottovalutato in maniera tragica la minaccia proveniente dagli ambienti estremisti;
  3. il totale fallimento delle politiche dell’Unione Europea e delle missioni internazionali impegnate qui da ben quindici anni.

L’autoproclamata “Repubblica Kosova” viene presentata all’Occidente, sponsorizzata dagli Stati Uniti, come esempio riuscito di pacificazione e convivenza ma nulla è più distante dalla realtà e la storia degli estremisti “pochi” e “isolati” barcolla sempre più se si considera che nessuno, dal presidente dell’autoproclamata Repubblica, Atifete Jahjaga, al Primo Ministro, l’ex comandate UCK detto “The Snake”, Hashim Thaçi, passando per l’intero arco istituzionale della regione, delle Ambasciate straniere e degli organismi internazionali ha preso, fino a questo momento, una netta posizione di distanza e di condanna da un così infame episodio.

L’allarme giunto dalle intercettazioni telefoniche dove addirittura si invitano le televisioni a non perdersi l’appuntamento con il monastero in fiamme confermano la necessità di una maggiore attenzione e protezione di un sito religioso e di una comunità che da quindici anni non può abbandonare le mura della propria casa per timore, o meglio certezza, di ritorsioni e violenze.

Confermano altresì la realtà di una minaccia concreta il cui livello si sta pericolosamente alzando nella totale indifferenza della comunità internazionale.

E se al posto della bomboletta spray avessero lasciato dell’esplosivo?

 

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