KOSOVO / Presto la verità sul traffico d’organi?

Riva del Garda, 10 aprile 2014 8:28 – (BeLoveRevolution) – A pochi giorni dall’inaugurazione di “MISSING” a Gračanica, l’installazione artistica di denuncia dell’indifferenza verso gli “scomparsi” in in Kosovo e Metochia, quella che sembra essere una buona notizia testimonia un cambiamento dei tempi: Samuel Zbogar, rappresentante dell’Ue in Kosovo, ha annunciato la creazione di un Tribunale speciale internazionale, sostenuto da Usa e Ue, per giudicare le persone coinvolte nel mostruoso traffico d’organi umani avvenuto nella regione durante e dopo la guerra del ’99.

Un crimine noto da anni e che coinvolge l’autoproclamata “Repubblica Kosova” fino ai più alti livelli ma che, a oggi, è continuato a essere un semplice argomento di discussione e non una verità giudiziaria, nonostante i contorni della vicenda siano stati da molti anni già descritti da Carla Del Ponte e poi dettagliati, a fine 2010, da un coraggioso rapporto del deputato svizzero Dick Marty che chiamava in causa anche l’attuale premier Hashim Thaçi.

La storia è sempre quella: durante l’aggressione NATO alla Serbia del ’99 l’UÇK (gruppo di terroristi fino a poco tempo prima e diventato improvvisamente “Esercito di Liberazione” con il sostegno degli Usa) fece scomparire centinaia di civili, in gran parte serbi ma non solo, portandoli in quella che divenne tristemente famosa come la “Casa Gialla”. Una volta lì, medici compiacenti, li avrebbero utilizzati come miniere per organi, prelevando su richiesta del mercato dapprima quelli non vitali, per non compromettere “la risorsa”, fino a quelli vitali per poi far scomparire il corpo.

Sugli scomparsi indaga da tre anni anche una task force speciale dell’Ue, guidata dal procuratore Clint Williamson che sembra essere vicino alla conclusione della sua inchiesta e all’incriminazione dei primi sospetti.

«Il Kosovo dice che non c’è niente di vero nelle accuse e potrebbe essere così  – ha affermato Samuel Zbogar –  ma c’è bisogno di un meccanismo giudiziario appropriato per stabilirlo, con giudici e procuratori internazionali e con la maggior parte delle sessioni da tenersi all’estero, per evitare gli endemici problemi sulla protezione dei testimon.

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