KOSOVO / Kristallnacht 17-18 marzo 2004

A dieci anni dalla pulizia etnica contro i serbi in Kosovo, sotto gli occhi indifferenti dei soldati della NATO,  nuovi venti di separatismo e indipendenza sfruttano il caso illegittimo (ma sponsorizzato dagli USA) per rivendicare diritti legittimi, dalla Scozia al Veneto

Riva del Garda, 17 marzo 2014 14:03 – (BeLoveRevolution) – Oggi è il decimo triste anniversario dei pogrom antiserbi del 2004  perpetrati da estremisti albanesi in tutto il Kosovo e Metohija sotto lo sguardo assente dell’esercito NATO. Cinque anni dopo la fine dell’intervento militare in Serbia – il primo atto di aggressione della NATO nella storia, nata come alleanza difensiva – e con la presenza di circa 60.000 militari stranieri equipaggiati e stanziati in maniera ottimale in un’area grande come l’Umbria, 120 monumenti culturali o religiosi venivano devastati o completamente rasi al suolo in una notte.

Decine di migliaia di albanesi attuavano una pulizia etnica in grande stile bruciando chiese, monasteri, cappelle, istituti scolastici e religiosi; scacciando casa per casa i serbi rimasti per poi consegnarle alle fiamme (800 le case serbe incendiate).

Significativo il caso di Prizren dove ancora oggi si può perfettamente vedere il risultato delle devastazioni e capire facilmente quale fosse il quartiere serbo visto che è stato completamente incendiato. Anche se negli ultimi mesi sono iniziati i lavori di demolizione o ristrutturazione delle abitazioni, naturalmente non da parte dei legittimi proprietari, ma da parte dei nuovi inquilini albanesi che si sono appropriati in maniera arrogante e illegittima di immobili e terreni, forti del fatto che tutti i documenti sono stati incendiati e che nessuna autorità, come è confermato dai fatti degli ultimi 10 anni, supporterà mai un serbo nel rientrare in possesso delle proprie proprietà.

O ancora il caso di Djakovica, dove una magnifica chiesa veniva rasa al suolo per essere rimpiazzata, dopo appena pochi giorni, da un parcheggio nuovo di zecca e le monache settantenni che li vivevano salvate appena in tempo dai nostri parà dal linciaggio delle bestie inferocite … la stessa chiesa (fortunatamente ricostruita dopo qualche anno di battaglie giudiziarie) dove a gennaio di quest’anno, per il Natale ortodosso, migliaia di estremisti hanno cacciato due pullman di pellegrini che si recavano a pregare … la stessa città dove per andare nel cimitero divelto e profanato a trovare i propri cari, i serbi sopravvissuti devono essere scortati dalla polizia e dalla Nato.

Il Kosovo e Methohija si è autoproclamato indipendente il 17 febbraio 2008, infrangendo la Risoluzione ONU 1244 che riconosce la regione come parte integrante della Serbia. L’indipendenza è stata riconosciuta ad oggi da circa una novantina di stati appartenenti all’ONU, primi tra tutti Stati Uniti e Germania che, proprio in questi giorni si sbracciano contro l’espressione di volontà da parte dei cittadini della CrimeaBarack Obama si addirittura congratulò, all’inizio del suo mandato presidenziale, con i leader del “multietnico, indipendente e democratico  Kosovo” a prescindere ai fatti che quei dirigenti (in particolare Hashim “Snake” Thaçi  e Ramush Haradinaj) siano incriminati come criminali di guerra e che la regione non sia in realtà né multiculturale, né veramente indipendente e nemmeno democratica.

Nel luglio 2010 la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha dichiarato legittima l’autoproclamazione di indipendenza, sancendo di fatto la prepotenza del numero sulla storia e le tradizioni. Il verdetto oggi viene letto però in maniera diversa (si dice essere stato giustificato dai 10 anni di presunta pulizia etnica che gli albanesi stavano subendo) per parare il colpo ai movimenti indipendentisti, questa volta legittimi per tradizione e storia, di tutta Europa come appunto la Crimea, a settembre la Scozia, a novembre la Catalogna , e in questi giorni lo stesso Veneto in cui è attiva da ieri una consultazione referendaria telematica in cui si sono espressi più di 560.000 cittadini. 

L’autoproclamazione del Kosovo, inoltre, non può che essere considerata come il primo step verso il rinverdito progetto di “Grande Albania” che sempre più riempie i discorsi dei Governi albanese e kosovaro, tant’è che è proprio dei giorni scorsi la notizia secondo la quale il Paese delle aquile e lo “stato” kosovaro apriranno consolati congiunti all’estero.

Il diritto internazionale viene insomma piegato a seconda degli interessi e la memoria di tutti continua a essere sempre troppo corta.

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