KOSOVO / Elezioni e violenze al nord

Riva del Garda, 5 novembre 2013 8:10 – (BeLoveRevolution) – Si sono svolte domenica le elezioni municipali in Kosovo e Metochia, le prime  dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia alle quali si sia recata alle urne anche la minoranza serba. Considerate come un test per l’applicazione degli accordi conclusi tra Belgrado e Pristina, sotto la “supervisione” della baronessa Asthon e il controllo ravvicinato della Germania, le elezioni municipali sono state segnate dalle violenze nel nord a maggioranza serba, dove diversi seggi sono stati attaccati, le urne sono state distrutte e ci sono stati scontri tra gli estremisti e gli addetti alle operazioni di voto.

Nonostante il Governo serbo stesso spingesse per la partecipazione alle elezioni, l’affluenza ha superato a malapena il 12 per cento, contro il 60 per cento nelle enclavi serbe a sud dell’Ibar, il fiume che separa in due le comunità serba e albanese.

Nel resto della regione ha votato il 45,79% degli aventi diritto, pari a 814.780 elettori (sul totale di 1.779.357), 100 mila in più rispetto alle elezioni locali del 2009. Nelle zone a maggioranza di popolazione serba, l’affluenza più alta si è registrata nelle municipalità a sud del fiume Ibar, con percentuali fra il 54% e il 64%. Nelle zone serbe del nord i dati sull’affluenza – molto più bassi del sud – sono fermi alle 15, prima degli assalti ai seggi da parte degli estremisti serbi: a quell’ora al nord si era recato alle urne soltanto il 7,09% a Kosovska Mitrovica, il 7,39% a Zvecan, il 12,52% a Leposavic, il 13,38% a Zubin Potok.

Krstimir Pantic, uno dei candidati alla carica di sindaco del settore serbo di Kosovska Mitrovica e aggredito solo pochi giorni fa, ha chiesto alla comunità internazionale l’annullamento del voto nella città e ha lanciato un appello alla calma: «Faccio appello alla popolazione a mantenere la calma. Non abbiamo bisogno di scontri e divisioni. Non vogliamo metterci allo stesso livello di chi è contro il governo e lo stato serbi».

Dall’altra parte Slavko Stevanovic, rappresentante del boicottaggio del voto da parte della minoranza serba: «Non si può fare niente contro la volontà popolare. Sapevano tutti che i residenti nel Kosovo settentrionale non vogliono partecipare allo scrutinio. Non si può andare contro la volontà del popolo costringendolo a votare in elezioni indette da uno Stato che non riconosce».

In seguito alle violenze il ministro della difesa Aleksandar Vučić ha chiesto ai responsabili dell’amministrazione internazionale del Kosovo l’autorizzazione per un intervento delle forze di polizia di Belgrado per mettere fine alle violenze di Mitrovica. La proposta è stata rifiutata seccamente da Pristina, che l’ha considerata un tentativo di rimettere in discussione la sovranità del Kosovo.

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