«Io, barista senza slot, non mi pento della scelta»

Quasi un anno fa Giovanni Torboli, titolare del «Roma», rinnegò i videopoker Molti gli hanno detto grazie, anche il sindaco. E Omkafè gli ha fatto un regalo

MALATI DI GIOCO – CHI VA CONTROCORRENTE

di Sergio Molinari (RIVA)

2013 09 28 - Trentino - NoSlotCon una decisione originale, che aveva fatto scalpore, circa dieci mesi fa (era il novembre del 2012) Giovanni Torboli e la moglie Ornella – gestori del bar Roma di Riva – mettevano alla porta le quattro slot machine che per qualche anno il locale aveva ospitato, per la gioia e la miseria dei giocatori d’azzardo incalliti. Oggi al posto dei videogiochi ci sono un bel frigorifero per bibite e bevande e un espositore di patatine. C’è da giurare che rendono molto meno delle “macchinette”, ma i gestori del bar non sono pentiti. Anzi: se commercialmente non è stato un affare, dare un piccolo contributo alla lotta alla ludodipendenza, è stata una soddisfazione. Parlare della sua esperienza con Giovanni, oggi che la Comunità di valle ha dato avvio a una campagna di sensibilizzazione, è di estrema attualità. Anche se Riva, con le sue 140 slot censite dalla polizia municipale, rimane una cittadina ad alta intensità di giocate (e quindi di perdite) anche se la mossa del bar Roma non ha avuto, purtroppo, imitatori. «Nessuno, mi risulta, ha seguito il mio esempio – spiega Torboli – Però, sinceramente, non me la sento di muovere appunti ai colleghi. Fanno il loro lavoro, così come lo fanno i distributori di slot. Il vero problema, a mio giudizio, è lo Stato, che con una mano fa le leggi che favoriscono le slot e con l’altra le campagne contro il gioco. Che senso ha? Si dovrebbe fare come col fumo nei locali pubblici. Lo hanno proibito, punto e basta. E soprattutto senza quella fastidiosa pubblicità elettorale di qualche politico che fa finta di preoccuparsi della dipendenza dai giochi, dei drammi che ci stanno dietro, e poi, in realtà non combina nulla…». Ha ricevuto complimenti per aver sloggiato le macchinette mangiasoldi? «Sì, parecchi. Anche il sindaco mi ha scritto una lettera. Molta gente mi ha detto che sono stato bravo. Martinelli dell’Omkafè mi ha addirittura regalato, assieme ai complimenti, anche un cesto di prodotti, un gesto che mi ha fatto molto piacere. A dir la verità c’è stato anche qualcuno che mi ha guardato perplesso, chiedendomi se con i videogiochi ci rimettevo…Nel complesso, però, sono prevalse le felicitazioni». Anche da parte di qualche giocatore? «Sì. Molti hanno soltanto cambiato destinazione per le loro giocate, ma qualcun altro ha tirato un respiro di sollievo». C’è davvero tanta gente che si rovina con le slot machine? Anche qui da noi? «Certo che ci sono tanti casi disperati. Persone insospettabili che mandano in malora lavoro, patrimoni, famiglie..Non ne potevo più. Mia moglie Ornella la mattina non accendeva più le macchinette. Lo facevo io più tardi, per sfinimento davanti alle richieste dei più incalliti. Ora abbiamo dato un taglio e siamo contenti. Ma la vera soluzione, ripeto, è nelle mani di chi fa le leggi».

da: Trentino, sabato 28 settembre 2013

LOVE aderisce alla campagna “NoSlot” di Vita

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