Kosovo / Accordo tra Belgrado e Pristina

Riva del Garda, 23 aprile 2013 9:06 – (BeLoveRevolution) – E’ stato siglato pochi giorni fa l’accordo in 15 punti tra Belgrado e Pristina che, a detta di molti, costituisce una svolta importante nei rapporti internazionali dell’intera regione.

A Belgrado, il premier serbo Ivica Dačić e il suo vice Aleksandar Vučić, sottolineano come si sia fatto tutto il possibile per garantire i diritti e le libertà dei serbi del nord della regione di Kosovo e Metohija e allo tempo salvaguardare le possibilità della Serbia di unirsi all’UE.

A Pristina, nonostante l’Assemblea dei rappresentanti dell’etnia albanese abbia approvato l’accordo siglato da Hashim Thaçi, il principale partito nazionalista Vetëvendosje! per voce del suo leader ha bollato l’accordo come “vergognoso e ingiusto” e lo ha ridotto a “un accordo personale tra Thaçi e Dačić”.

L’accordo si sostanzia in 15 punti che di fatto costituiscono una specie di autonomia al nord della regione, con un Associazione/Comunità di municipalità a maggioranza serba, polizia di etnia serba e l’assicurazione della NATO che l’esercito albanese kosovaro non entri nei territori della Comunità. Anche se su quest’ultimo punto sono già numerose le smentite da parte albanese di una garanzia del genere fornita dalla NATO.

A Belgrado e Kosovoska Mitrovica numerose sono state le manifestazioni di dissenso all’accordo, vissuto come la svendita del patrimonio storico ma soprattutto religioso e mitopoietico dell’intero popolo serbo, e da più parti si levano le voci di una richiesta di referendum.

La Commissione Europea ha dal canto suo già raccomandato ai ventisette Paesi membri l’apertura del negoziato di adesione della Serbia all’Ue, vista la conclusione positiva dell’accordo. In un rapporto preparato Catherine Ashton e Stefan Fule, si afferma infatti che: ”la Serbia ha adempiuto alla missione prioritaria di prendere misure per un miglioramento stabile e visibile delle relazioni col Kosovo” e ”di conseguenza” raccomanda l’apertura del negoziato.

La preoccupazione rimane per tutti quei serbi al sud dell’Ibar che da anni, troppi anni, continuano a vivere in una situazione di pericolo costante e di limitazione delle proprie libertà fondamentali: non possono spostarsi, non possono lavorare, non possono praticare la propria religione, non possono semplicemente vivere …

 

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