Incontro con il Monte Athos

A cavallo tra febbraio e marzo di quest’anno abbiamo avuto la straordinaria occasione di poter vivere un’esperienza non comune, in compagnia di persone straordinarie, in un luogo incredibile: il Monte Athos.

Abbiamo cercato di mettere su carta l’esperienza di un viaggio incredibile. Lo abbiamo fatto senza alcuna pretesa, con semplicità.

Chiediamo quindi, fin da subito, di perdonarci per gli errori, le imprecisioni o i passaggi troppo veloci su aspetti magari importantissimi, ma l’obiettivo del nostro viaggiare era un altro: quello di cercare di conoscere e comprendere più a fondo la spiritualità ortodossa, nel suo cuore terreno appunto.

Una spiritualità profonda che nel corso della nostra breve esperienza, cercando di portare a termine le piccole azioni solidali intraprese in Kosovo e Metochia, abbiamo notato essere indissolubilmente legata alla storia e alle vicissitudini del popolo serbo.

È proprio sul Monte Athos che San Sava, fondatore della chiesa autocefala serba, viene intonacato.

Qui, insieme a suo padre, Stefano Nemanja (considerato il padre della nazione serba e avo di un altro Stefano: quel Re Stefano che nel 1327 fondo il monastero di Dečani e nel quale il suo corpo incorrotto e ancora conservato e venerato), fondò il monastero di Hilandar, centro spirituale della chiesa serba.

E anche lui divenne monaco e poi santo: San Simeone e nel Monastero di Hilandar, nel luogo dov’era il suo corpo prima della traslazione al monastero di Studenica, cresce da più di settecento anni una vite miracolosa.

E ancora: è stato Re Lazar, protagonista nel 1389 dell’epica battaglia di Kosovo Polje, a donare al monastero di Vatopedi la cintura della Vergine Maria.

Dušan, figlio di Stefano Dečanski, conquistò nel 1345 tutta la penisola calcidica, compresa la zona del Monte Athos, ed entrato nella città di Serres, si proclamò Zar e autocrate dei Serbi e dei Romani, con l’intento di creare un nuovo impero che difendesse la cristianità ortodossa e che fosse un baluardo contro gli Ottomani.

Portando al massimo splendore una nazione che, nei trecento anni circa che intercorrono tra Stefano Nemanja e il suo discendente Dušan, era tra le più forti, ricche e culturalmente avanzate dell’intera Europa.

Un’attenzione, verso l’Athos, che è continuata e resiste anche in tempi più recenti: è stato infatti il  re di Serbia Alessandro I Karageorgevic (1843-1858) a ordinare, a sue spese, i restauri necessari al monastero di Hilandar, che stava vivendo un momento difficile della sua storia e a promuoverne il ripopolamento con nuovi monaci.

E ancora oggi sono sempre presenti nel monastero e nell’intero Monte Santo centinaia di pellegrini provenienti dalla Serbia.

Un intreccio complicato tra storia, mito e religione che è profondamente e saldamente presente nella vita quotidiana ancora oggi e che, in molti casi, è così difficile da comprendere a molti occidentali.

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2013 02 - Aghion Oros

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