Kosovo, volontari preoccupati (Messaggero Veneto, 13 febbraio 2013)

Scontri e tensione anche nella zona in cui opera l’associazione Love

2013 02 13 - Messaggero - volontari preoccupati

 

SACILE. Non sbagliavano i volontari dell’associazione Love di Sacile quando, di ritorno dai loro viaggi per portare aiuti in Kosovo e Metochia, parlavano di tensioni etniche sempre sul punto di esplodere. «Sabato scorso ci hanno chiamati da Decani, dove c’è il monastero medievale, patrimonio Unesco, dicendoci che per la prima volta dalla fine della guerra dei Balcani, nel 1999, i monaci che ci vivono si sono dovuti asserragliare dentro le mura, circondate da un centinaio di albanesi che protestavano violentemente. Per fortuna lì c’erano i soldati italiani che, in assetto di guerra, hanno evitato che le cose degenerassero». Il motivo? La Corte suprema del Kosovo aveva sentenziato sulla disputa che si trascinava da anni tra la municipalità albanese di Decani e i monaci serbi di Visoki. Questi ultimi avevano ricevuto ancora nel 1997 23 ettari di terra dall’allora presidente della Serbia, Slobodan Milosevic. Un’oasi fertile ai confini con il Montenegro, adibito a coltivazioni cereali e frutteti, dove ci sono pascoli per gli allevamenti di animali che permettono al monastero non soltanto di vivere autarchicamente, ma anche di vendere i propri prodotti, destinando i proventi all’assistenza ai cittadini serbi confinati nelle enclave da dove non possono uscire. La Suprema corte è albanese, ma l’amministrazione di Decani ha preso questa decisione molto male. E circa duemila persona sono scese in piazza per marciare verso il monastero.

I sacilesi sono molto attivi in queste terre, dove portano di continuo gli aiuti che riescono a raccogliere da tutta Italia, grazie a una stretta collaborazione con i tanti volontari che poi, due volte l’anno, partono per vedere e capire la situazione in loco. «Stiamo preparando per aprile il sesto viaggio con una quindicina di persone – aggiunge Franceschini –, ma, viste le tensioni anche di poco precedenti, preferiamo fare un giro di ricognizione a fine febbraio, in modo da capire come e se muoverci». Tra i progetti dei sacilesi c’è “Una casa per Ivana”, la ragazza di 13 anni che vive con i genitori e i tre fratellini disabili in una casa fatiscente senza luce elettrica, acqua e bagno. «Stiamo ancora raccogliendo i fondi per arrivare a 7 mila euro entro maggio», conclude Franceschini.

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