Incontro con il segretario Onu per i volontari sacilesi in Kosovo (Messaggero Veneto, 24 luglio 2012)

I volontari sacilesi del progetto “Accendiamo la speranza” incontreranno ufficialmente oggi il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon al monastero di Visoki Decani in Kosovo. «E’ l’occasione – dice Fabio Franceschini, uno dei responsabili dell’associazione Love, cui fa capo il progetto – per far conoscere meglio il nostro lavoro a favore delle minoranze nella regione del Kosovo e della Methojia». E’ da un anno e mezzo che i sacilesi stanno organizzando in tutta Italia raccolte di aiuti di ogni genere, in particolare medicinali, cibo per celiaci, indumenti per bambini, materiale didattico e arredo di qualsiasi genere per scuole e asili. Il tutto viene poi consegnato direttamente nelle enclavi del Kosovo ogni quattro mesi circa con viaggi di solidarietà che partono da San Quirino, cui partecipano studenti e volontari che vogliono meglio comprendere una realtà sociale che dista appena qualche centinaio di chilometri. «Al colloquio partecipiamo assieme al vescovo Theodosije della chiesa ortodossa di Raska-Prizren e padre Sava, l’abate del monastero di Visoki – continua Franceschini –. Questa abbazia è patrimonio dell’Unesco, ma è ancora presidiata giorno e notte dal contingente italiano, per paura che venga attaccata dagli estremisti kosovari albanesi». Ban Ki Moon è in viaggio nei Balcani da venerdì scorso e, dopo avere toccato Slovenia, Croazia, Montenegro e Serbia, sarà nell’autoproclamata Repubblica del Kosovo dove incontrerà il presidente Atifete Jahjaga. Un incontro che avviene in base alla risoluzione Onu 1.244 del 1999, che riconosce il Kosovo quale provincia autonoma della Repubblica Serba. Di fatto nel Kosovo i serbi, circa 100 mila, sono invece relegati nelle enclave sparse nel territorio, dove non c’è lavoro, mancano luce, acqua e generi di prima necessità, tanto che alcune organizzazioni internazionali dichiarano apertamente che è in atto una “pulizia etnica”. In queste enclave Love porta aiuti per sopravvivere, ma soprattutto la speranza per un futuro in cui sia possibile la pacifica coesistenza fra popoli di etnie e religioni diverse. Lieta Zanatta

Da: Messaggero Veneto, martedì 24 luglio 2012

Footer