Kosovo. Il passato che non passa

Durante il processo a 17 terroristi dell’UCK, testimoni hanno raccontato le torture subite durante il conflitto in Kosovo nel 1999

Sacile, 8 giugno 2012 5:31 – (BeLoveRevolution) – Zarko Rakic, originario di Vitina, ha raccontato  dinanzi al Tribunale speciale di Belgrado che la situazione in Kosovo, con l’arrivo delle forze della NATO, la KFOR, e dell’UCK era molto tesa e pericoloso. «E’ accaduto di tutto, non  c’era alcuna autorità, tutti facevano quello che volevano, ci sono stati rapimenti e sparatorie», ha ricordato Rakic. «Sono stato rapito il 19 giugno. Una dozzina di persone mi hanno bloccato per strada e tenuti prigionieri per un giorno intero. Alcuni indossavano divise altri no».

La testimonianza di Rakic rientra nel processo a carico del cosiddetto ‘gruppo di Gnjilane’, responsabile di aver brutalmente torturato a morte almeno 80 persone tra inizio giugno e fine dicembre 1999, altre 34 persone sono ancora considerate disperse e almeno 153 persone, illegalmente arrestate e torturate.

Zoran Stankovic, uno dei sopravvissuti del collegio di Gnjilane, in cui, secondo l’accusa, le persone venivano imprigionate, torturate e uccise, ha testimoniato che è stato torturato per diverse ore da sconosciuti soldati albanesi. «Mi hanno picchiato per circa otto, dieci ore. Ero tutto coperto di lividi. Sono sopravvissuto solo grazie a un amico di mio padre, che conosceva questi albanesi».

Attualmente in custodia cautelare sono Nazif Hasani, Ahmet Hasani, Faton Hajdari, Samet Hajdari, Ferat Hajdari, Kamber Sahiti, Selimon Sadiki, Agush Memishi, Burim Fazliu e Shemsi Nuhiu. Gli imputati Fazli Ajdari, Rexhep Aliu, Shaqir Shaqiri, Shefqet Musliu, Sadik Aliu, Idriz Aliu e Ramadan sono invece latitanti.

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