Serbia. Domenica al voto. Anche in Kosmet

Pordenone, 3 maggio 2012 13:04 – (BeLoveRevolution) – Domenica 6 maggio in Serbia si voterà per rinnovare gli amministratori e locali, ma anche per decidere sul proprio futuro ruolo in Europa. I principali contendenti sono il Partito Democratico, guidato da Boris Tadic (il “presidente Clooney”, come definito da Silvio Berlusconi per la somiglianza con ‘attore hollywoodiano), il presidente uscente, e il Partito progressista, conservatore di ispirazione nazionalista guidato da Tomislav Nikolic (“il Becchino” per aver lavorato in passato come custode di un cimitero di provincia).

Il tema dominante della campagna elettorale è stato lo status di candidato della Serbia all’Ue, poi la crisi, il lavoro (la disoccupazione è al 24%) e il Welfare.

Tadic è filoeuropeista e così ha condotto la politica del suo governo; Nikolic viene da un partito che originariamente aveva posizioni più radicali, anche lui ha presentato posizioni europeiste e che durante la campagna elettorale si è scoperto più europeista.

Tadic (54 anni) ha dalla sua il presunto merito di aver garantito alla Serbia lo status di paese candidato all’adesione alla Ue, concesso da Bruxelles lo scorso marzo alla luce di lunga stagione di riforme democratiche e liberali, dopo la cattura degli ultimi tre cosiddetti “criminali di guerra” serbi  Radovan Karadzic (luglio 2008), Ratko Mladic (maggio 2011) e Goran Hadzic (luglio 2011) e all’indomani di un’importante intesa con Pristina (con la mediazione della Ue) che consente al Kosovo di partecipare a riunioni e forum regionali unitamente alla Serbia, che continua naturalmente a non riconoscerne l’indipendenza.

I sondaggi danno Tadic in vantaggio al primo turno e sembra scontato che nessuno dei due otterrà domenica il 50% più uno dei voti necessari per non andare al ballottaggio il 20 maggio. Né Tadic, né Nikolic saranno quindi in grado di governare da soli e avranno quindi bisogno di un alleato per formare il governo. Sarà determinante l’appoggio del Partito socialista serbo (Sps) del ministro dell’Interno Ivica Dacic, uno dei politici più  popolari nel Paese.

Tadic comunque punta al terzo mandato dopo la prima elezione nel giugno 2004 e la seconda nel febbraio 2008, vinti in entrambi i casi sconfiggendo Nikolic.

Tra le candidature è presente anche il Partito Radicale di cui Vojislav Šešelj, uno dei principali leader, è detenuto all’Aja per crimini di guerra.Il partito raccoglie la parte più nazionalista e radicale dell’elettorato e si parla di una percentuale variabile tra 5 e il 7%.

LA QUESTIONE DELLA REGIONE DEL KOSOVO E METOCHIA. Nella regione sono rimasti rimasti circa 120 mila serbi (sul totale di forse 2 milioni di abitanti, in stragrande maggioranza albanesi). L’OSCE, nel rispetto della Risoluzione ONU 1244 che riconosce la regione come parte integrante della Serbia, ha recentemente garantito la possibilità di voto per tutti nei 90 seggi allestiti in 28 località, ma solo per le politiche, niente amministrative. La Commissione elettorale serba (RIK) ha stabilito che i voti giunti dal territorio del Kosovo verranno raccolti e conteggiati nel comune di Vranje e in quello di Raska.

La Commissione elettorale ha inoltre dato l’autorizzazione per l’arrivo di osservatori stranieri, che includono un’organizzazione di monitoraggio elettorale proveniente da Tokyo, l’Iniziativa di sostegno alla libertà e democrazia di Copenhagen, il Centro per elezioni libere e democrazia (Cesid), l’ambasciata americana e quella britannica a Belgrado.

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