Velika Hoca, enclave serba e cantina del monastero di Decani

2 gennaio 2012

La giornata inizia con l’incontro in Monastero con un gruppo di quattro militari italiani del LMT (Liason Monitoring Team) comandati dal T.C. Cacace, con il quale scambiamo alcune impressioni sulla situazione in generale e sulla bellezza del monastero.
Ci accomodiamo con Padre Andrej al primo piano, nella sala comune, e davanti a un espresso e una rakjia la discussione verte sulle incredibili difficoltà nella vita di tutti i giorni delle comunità serbe sparse sul territorio; sul fatto che gli aiuti della comunità internazionale siano andati per la quasi totalità a favore della etnia albanese; sul fatto che sono ancora 200.000 i serbi che non riescono a tornare a casa, in Kosovo …  o che per avere un rafforzamento del pattugliamento della Kosovo Police nella vicina enclave di Zac sia necessario compiere sforzi enormi.
Zac è un enclave di qualche casa appena già visitata dai nostri volontari diverse volte e nella quale, durante l’ultimo viaggio di solidarietà di agosto, abbiamo speso qualche gradevole ora accomodati su qualche panca di legno nel giardino di un contadino rientrato dalla Serbia, al quale avevano bruciato entrambe le case e che nel ’99, insieme agli altri abitanti del villaggio, si era salvato da una rappresaglia albanese per un soffio mentre erano in fuga verso il nord.
Oggi a Zac ci sono due albanesi “che la fanno da padrone” e nonostante lettere di protesta e denunce formali alla locale stazione di polizia non si è ancora riusciti a risolvere la situazione.
I militari italiani avranno presto un incontro con le autorità della municipalità di Istok per trovare una soluzione a questa situazione insostenibile. Appena due settimane dopo che ci eravamo lasciati, al  contadino che ci aveva ospitato con tanta cortesia hanno ucciso alcuni animali, bruciato del terreno e lui stesso era rimasto ferito da colpi di arma da fuoco.

Zociste, il monastero ricostruito
Partiamo con un’ora di ritardo rispetto la tabella di marcia. Nel frattempo il sole è uscito imperioso e si prospetta una bellissima giornata. Ripassiamo per Djacovica ma questa volta ci dirigiamo a Zociste, un piccolo monastero sul cucuzzolo di una collina dove vino Padre Stefano e Padre Dionigi.
La zona è stata particolarmente colpita dalla guerra: nel vicino paese di Opterus in un solo giorno l’UCK ha rapito e ucciso 38 contadini mentre lavorano nei campi; nella vicina Velika Hoca sono scomparse decine di persone a causa del traffico d’organi e ancora a Orahovac non è rimasta che qualche casa abitata da serbi.
Dopo avere superato la sbarra circondata da filo spinato sorvegliata da un poliziotto della Kosovo Police che nemmeno esce dalla garrita, Padre Dionigi ci accoglie sulla portone del monastero dedicato ai Santi Cosma e Damiano.
Il monastero è stato completamente distrutto nel ’99 e le reliquie dei due santi si sono salvate grazie al fatto che i monaci sono stati evacuati solo qualche giorno prima e hanno deciso di portare con loro le cose più preziose, tra le quali naturalmente i resti dei due santi medici che sono state poi conservate nel monastero di Sopociste fino al 2006.
All’interno della chiesa, davanti all’iconostasi, appoggiato su un tavolino c’è lo scrigno che racchiude le reliquie. Ai piedi del tavolino un materasso. È infatti usanza “dormire con il santo”, ovvero distendersi sotto le reliquie e appisolarsi, per fruire degli influssi benefici derivanti dalla vicinanza alla santità.
Padre Dionigio ci racconta che prima della guerra era una meta comune per tutti: albanesi, serbi, rom e gorani venivano a chiedere la grazia e a “dormire con il Santo”. E quotidianamente si poteva assistere a guarigioni.
Visitiamo il resto del piccolo monastero, con le tombe dei monaci ricostruite dopo la loro distruzione e sul quale sono state poste a futura memoria le croci divelte e il piccolo cimitero diviso a metà da una strada costruita proprio a ridosso della proprietà del monastero e in posizione diversa rispetto al progetto perché il vicino di casa albanese ha costruito l’alto muro di recinzione della propria proprietà guadagnando a cose fatte un metro di terreno …
Un caffè, una rakjia e qualche parola e ci avviamo verso la vicina enclave di Velika Hoca.

Velika Hoca, i vigneti dei monasteri
In questa enclave vivevano prima della guerra 1500 serbi, oggi sono solo 900.
All’entrata dell’enclave è stato eretto un piccolo monumento in ricordo degli 80 abitanti scomparsi e i cui corpi sono stati ritrovati con i segni evidenti del trafugamento degli organi. Sui muri del monumento decine di targhe con i nomi degli scomparsi; tante date di nascita diverse ma per tutti la morte arriva tra il 98 e il 2000. Al centro la raffigurazione di San Giovanni Battista perché quando si parla di martirio e la figura di riferimento: quando Erode gli chiese di rinunciare e abiurare, Giovanni non lo fece.
Nel centro dell’enclave si trova la cantina che è “metochio” di Decani. Da 700 anni il monastero produce vino in questa terra e questa secolare tradizione è oggi portata avanti da Padre Marco.
Diversi monasteri avevano qui la propria produzione di vino e nell’antichità un monastero non si sarebbe potuto definire tale senza le proprie vigne. Velika Hoca ha così raggiunto, nel X secolo, anche i 40mila abitanti.
Durante la guerra la produzione s’è interrotta e da quando è stata ripresa a fine del 2000 si è implementata la qualità e quantità. Le botte di legno di 130 anni e le vecchie vasche di calcestruzzo sono state sostituite da moderni silos d’acciaio inox e la cantina è in attesa delle ultime modifiche per la certificazione ISO 9000. Oggi il monastero possiede 6 ettari di vigna, quattro a merlot e due a cabernet. Altri due vigne sono in preparazione e saranno pronte nel 2013.
Vengono prodotti 70/80mila litri di vino, per circa 100mila bottiglie l’anno. La maggior parte nel passato era venduta nel monastero ma negli ultimi anni la presenza di “internazionali” è calata drasticamente e con essa anche le vendite delle bottiglie.

Di fronte la cantina la chiesa di San Nicola dove troviamo un’icona della fine del ‘400 particolarissima dove San Nicola viene raffigurato nell’atto di restituire la vista a Re Stefano, dipinto con le bende agli occhi. Nella rappresentazione bizantina non è una cosa comune: non è infatti concepibile che la sofferenza umana superi la regalità della figura del Re.

Orahovac
Ci muoviamo per andare a Orahovac dove sono rimasti circa 350 serbi, dei 5000 precedenti, per visitare Slobodan e Jovanka, che abitano poco distante, nella parte serba di Orahovac. La loro casa è stata completamente distrutta nel 1999. Ora sono disoccupati e vivono con i genitori di Slobodan in una casa in affitto al confine con la parte albanese della città. Sfortunatamente anche questa non è situazione sicura e definitiva: molti serbi si stanno trasferendo e (s)vendendo le proprie case. Anche i proprietari di casa di Slobodan e Jovanka si sono trasferiti, a Kraguievac, e sembra che abbiano espresso il desiderio di vendere la casa.
Siamo venuti a visitarli perché Jovanka è in cinta, porta nel grembo Jovan, il primo bambino serbo che nascerà a Orahovac dal 2004.
Jovanka ha 26 anni e con Slobodan (27), hanno già una figlia di 3 anni, Maria.
Con la nuova gravidanza Jovanka si è riscoperta celiaca e trovare gli alimenti adatti nella regione è impossibile, non per una questione di prezzo, ma proprio perché non disponibili. Nel nostro ultimo viaggio a novembre abbiamo nel nostro piccolo provveduto anche noi con un po’ di cibo grazie all’intercessione di un caro amico farmacista e sicuramente sarà una delle priorità anche per il nostro prossimo viaggio di aprile. Jovanka è infatti arrivata a pesare solo 40kg.
Il parto è previsto per fine mese. “Appena Jovan nascerà verranno entrambi a Firenze per uno screening completo per sincerarci che tutto vada bene – ci dice Francesco Scarfì dell’associazione “Amici di Decani” che si sta già muovendo per tutta la necessaria burocrazia – Saranno nostri ospiti e sarà l’occasione per portare Maria al Parco Collodi, a trovare Pinocchio”.
Maria capisce e sorride mentre si nasconde dietro la mamma.

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