Kosovo: si cerca il morto

A NORD NIENTE ACCORDI. SOLO ACCUSE DI TRADIMENTO E PROVOCAZIONI

occupykosovo.info

Sacile, 7 nov 2011 7:59 – (BeLoveRevolution) – Le comunità serbe del Kosovo settentrionale riunite in assemblea domenica hanno decisono di non accettare un accordo sui checkpoint di Brnjak e Jarinje e hanno invitato i serbi a «non accettare l’accordo sui valichi di Brnjak e Jarinje perché contrario alla Costituzione della Repubblica di Serbia».

Da Belgrado il team guidato da Borislav Stefanovic, mediatore per la Serbia sulla questione del Kosovo, ritiene comunque che la soluzione per le due linee amministrative sia vicina e che l’accordo riguarderà anche il ritiro dei doganieri albanesi e soprattutto delle forze speciali.

«Il fatto che alcuni doganieri abbiano un nome serbo non significa nulla: è solo un nome e cognome ma sono al servizio, con uniforme e con timbro, del sedicente stato di Kosovo» affermano i rappresentati delle comunità serbe, aggiungendo che «l’accordo è una pugnalata alla schiena dei serbi del Kosovo e ai loro tre mesi di lotta per la sopravvivenza dello Stato serbo nel suo complesso».

Mitrovica: "Tadic, Dacic, Stefanovic. I traditori non passeranno"

I rappresentanti municipali hanno annunciato inoltre che presto sporgeranno denuncia per alto tradimento contro Stefanovic.

La situazione rimane tesa e incerta, è di poche ore fa la notizia che una bomba a mano inesplosa è stata ritrovata nei pressi della stazione di polizia di Zubin Potok, mentre il quotidiano Vecernje Novosti alimenta la tensione affermando che la NATO abbia coperto le vere intenzioni del Governo di Pristina quando a luglio scorso inviò i gruppi speciali Rosu presso le linee amministrative.

Secondo il quotidiano infatti il vero obiettivo di Rosu era un vero bagno di sangue, sui modelli di Racak e Markale. A luglio infatti i corpi speciali di Pristina obbligarono le truppe polacche della Kfor a lasciare Brnjak e ne assunsero il controllo, provocando e attaccando i serbi, con l’obiettivo di provocare vittime albanesi.

Il quotidiano afferma inoltre, secondo una fonte vicina ad Eulex, che si è cercato di creare la stessa situazioni nei pressi del ponte di Mitrovica, con l’obiettivo di creare vittime da entrambi gli schieramenti e ottenere così un innalzamento del conflitto.

«Il morto comunque lo si è cercato a tutti i costi» continua la fonte «il blitz dei Rosu ha funzionato fino a Leposavic, dove sono stati bloccati dalle barricate erette dai serbi. L’esplosione di un ordigno rudimentale ha poi ferito alla gamba un membro dei corpi speciali albanesi. Ma nonostante la Kfor avesse messo a disposizione un elicottero per portare il ferito all’ospedale i capi della Rosu rifiutarono l’aiuto. Le condizioni dell’uomo peggiorarono a tal punto che tememmo per la sua vita. La nostra impressione è che quella notte i suoi superiori lo volessero morto, in ordine da provocare la reazione albanese e il coinvolgimento del resto del Rosu».

«Il corpo dei Rosu ad oggi conta 680 membri, sparsi in diverse basi nel Kosovo, ben equipaggiati e addestrati dagli inglesi. Il reclutamento avviene tramite i servizi sergreti albanesi, che recluta esclusivamente uomini con precedenti penali e pronti a tutto perché senza niente da perdere» ha concluso la fonte del quotidiano.

Le affermazioni della fonte del quotidiano non sono affatto peregrine se si aggiungono le recenti affermazioni del premier albanese Berisha (cfr. Agenzia Nova)che a Tirana in occasione della riunione dei paesi della Carta Adriatica 5 (Croazia, Albania, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro), dichiarava che «Pristina è ‘de facto’ un membro della Nato» e proseguiva: «Sono certo che grazie all’ottima collaborazione con Kfor, il Kosovo è ‘de facto’ un membro della Nato, anche se non lo è ‘de jure’. Il Kosovo è un luogo di stabilità e di pace e ha un ruolo speciale per la regione. Sono sicuro che una volta che il problema del nord sarà risolto, anche la Serbia prenderà questo ruolo per il bene del futuro della nazione serba».

 

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