Kosovo: Tadic vuole risolvere il contenzioso

Il filo-atlantico presidente serbo Boris Tadic (nella foto) vuole risolvere il contenzioso con gli occupanti albanesi di Pristina, ma senza nuove condizioni. È questo il messaggio lanciato da Tadic a Belgrado in occasione del primo forum Serbia-Ue inaugurato dal presidente serbo alla presenza del suo omologo dell’Ue Herman Van Rompuy.
La Serbia – ha osservato il capo di Stato – è consapevole che la questione Kosovo va risolta prima dell’ingresso nell’Unione europea, ma non è disposta ad accettare nuove condizioni per il proseguo del suo cammino europeo.
Nel mese di ottobre la Commissione europea si esprimerà circa la decisione di conferire o meno a Belgrado lo status di Paese candidato e di fissare subito o rimandare, la data di avvio dei negoziati di adesione. “Non possiamo accettare nessuna condizione speciale”, ha dichiarato Tadic, circa il rischio che la crisi estiva con il Kosovo comprometta gli obiettivi autunnali della Serbia. “Sappiamo che la questione Kosovo va risolta prima dell’ingresso nell’Unione europea”, ha proseguito il presidente serbo, “ma soluzioni unilaterali sono per noi inaccettabili, come il tentativo di ricorrere alla violenza: non escluderei un nuovo esodo (di serbi dal Kosovo)” è l’allarme lanciato da Tadic, dopo la recente crisi causata dalla protervia albanese. Ma il presidente è consapevole di mentire. La sua è una pantomima che ha il solo scopo di prendere tempo è trovare una soluzione alle tensioni che potrebbero scoppiare in seno alla Serbia qualora venisse riconosciuta la secessione unilaterale del Kosovo. D’altronde e per l’ennesima volta i tecnocrati dell’Unione europea e degli Stati membri sono stati sempre molto chiari a riguardo, Pristina è e deve essere indipendente da Belgrado perché così vuole il mondo euro-atlantico e solo così la Serbia potrà entrare nell’Unione europea, tranne qualche eccezione come Spagna, Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania che comunque intrattengono con il Kosovo dei rapporti commerciali. Ancora più esplicita il 23 agosto scorso è stato il cancelliere tedesco Angela Merkel in visita nei Balcani occidentali. Il leader in quell’occasione ha posto alla dirigenza serba un deciso aut-aut chiedendole di riconoscere immediatamente e senza condizioni l’indipendenza del Kosovo in cambio della stipulazione, per la fine dell’anno, dei primi accordi d’adesione all’Unione europea della Serbia. “Se volete sperare in un futuro nell’Unione europea dovete riconoscere il Kosovo”, ha tuonato con piglio energico la Merkel.
L’ultimatum ha portato ad una notevole freddezza tra le parti in occasione della conferenza-stampa conclusiva del vertice della settimana scorsa. Successivamente Tadic, ha replicato al cancelliere tedesco affermando che “mai e poi mai la Serbia riconoscerà il Kosovo, piuttosto rinuncerà all’ingresso nell’Unione europea”.
Ora la parola passa ai tecnocrati di Bruxelles, mentre il governo di Belgrado si dice “fiducioso e calmo” nell’attendere il parere con cui la Commissione europea, il 12 ottobre prossimo, deciderà se conferire o meno a Belgrado lo status di Paese candidato all’Ue, per fissare eventualmente entro la fine dell’anno la data di inizio dei negoziati di adesione. “Attendiamo fiduciosi e calmi”, ha dichiarato il vicepremier serbo con delega all’Ue Bozidar Djelic, parlando al fianco del designato nuovo presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, nella conferenza stampa del primo Forum Serbia-Ue, a Belgrado. Un’illusione quella dei politici filo-atlantici di Belgrado, visto che la nomenklatura europea ha già sentenziato che senza riconoscimento del Kosovo non c’è posto per la Serbia nell’Unione europea.

Andrea Perrone
a.perrone@rinascita.eu

09/09/2011

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